Il castello di Fosini...

...tra storia e leggenda

 

Il Castello di Fosini si erge su di una rupe calcarea, circondato da fitti boschi, a picco sul vuoto; appartiene al comune di Radicondoli (SI), anche se geograficamente è assimilabile al territorio di Castelnuovo Val di Cecina (PI), poiché è situato alle sorgenti del torrente Pavone di fronte alle Cornate. Il suo territorio fa parte di tre province: Siena, Pisa e Grosseto.

Il castello ha una sagoma quadrangolare ed è costituito da una grande torre che, insieme alle mura, circonda il cortile centrale conosciuto come “Piazza d'Armi”. Il lato nord e quello est, meglio conservati rispetto agli altri, sono caratterizzati da una muratura in pietra in cui compaiono numerose feritoie e presentano una particolare base a scarpa; il resto della struttura è stato profondamente rimaneggiato nel corso dei secoli a causa delle intemperie e delle molte razzie subite. Attualmente il castello è chiuso, sigillato da un grande portone in ferro ed è possibile visitare solo le costruzioni fatiscenti intorno le mura.

Le notizie più antiche sul castello, che risalgono al XII secolo, testimoniano la sua appartenenza ai vescovi di Volterra e la successiva trasformazione nel feudo dei conti Pannocchieschi. In seguito il castello entrò a far parte della sovranità senese sotto il diretto dominio dei conti d’Elci.

Fin dal tardo Medioevo il castello di Fosini, grazie alla sua posizione strategica, è stato utilizzato come punto di avvistamento, ma anche come luogo di riposo per i molti viandanti che percorrevano la via metallifera.

Oggi il territorio che comprende il castello di Fosini e le Cornate è inserito in una riserva naturale regionale, al fine di preservare gli ecosistemi e promuovere attività produttive; come tutto il comprensorio delle Colline Metallifere anche l’area della riserva è stata sede di passate lavorazioni minerarie, attestate già nel periodo etrusco. L'attività umana, come il pascolo e il disboscamento, unito all'erosione del suolo, ha impoverito il terreno, rendendo difficoltosa la ricrescita di nuovi alberi ed arbusti. Nel periodo tra il 1920 e il 1960 sono state intensificate le attività per rimboschire il territorio con conifere a rapido attecchimento come il pino nero, l’abete greco e il cedro, che attualmente ricoprono la maggior parte dell’area limitrofa al paese di Gerfalco. La presenza di pareti rocciose è un vantaggio enorme per la fauna locale: infatti rapaci come il falco pellegrino e il falco lanario hanno la possibilità di nidificare; nei boschi circostanti invece si possono incontrare caprioli, daini, istrici, donnole, faine, cinghiali e volpi.

Come tutti i castelli anche Fosini è avvolto nel mistero di una leggenda: correva l’anno 1350 e l’Italia era devastata dal “morbo oscuro”. La peste mieteva migliaia di vittime e si diffondeva velocemente. Non ci mise molto a raggiungere le mura del Castello di Fosini e nel giro di pochi mesi tutti gli abitanti morirono… tutti tranne uno: Ilario Brandini, un uomo noto per la sua fama di negromante e per la sua conoscenza di antiche formule per evocare i morti. Rimase chiuso per anni all'interno del castello, avendo i soli cadaveri e il silenzio come compagni. Nessuno sa che fine abbiano fatto tutti quei corpi, ma tra gli anziani del posto si vocifera che le misteriose e ripetute chiusure della rocca siano dovute alla presenza del fantasma di Ilario Brandini che si aggira per le stanze e le segrete del castello: chi lo vede è condannato ed essere un “Nosferatu”, un non-morto per l’eternità.