La storia del castello...
Le
prime notizie di Gerfalco risalgono all'anno
896 d.c. quando Alberto, marchese di Toscana, assegnò al vescovo Alboino di
Volterra alcuni possedimenti per formare il suo vescovato; tra questi vi erano i
territori di Montieri, Travale e Gerfalco. Montieri fu mantenuto sotto il suo
diretto governo mentre Gerfalco, nel XII secolo, fu affidato ai suoi parenti i
conti Pannocchieschi. Documenti dell'Archivio di Volterra, compilati tra il 1156
e il 1162, testimoniano contese tra Galgano, vescovo di Volterra e i suoi
parenti Pannocchieschi di Gerfalco. Verso la fine del secolo i Pannocchieschi
riuscirono a possedere il borgo. Nel 1263 i conti vennero a patti con Siena e
Gerfalco passò sotto il suo dominio insieme ad altri castelli posseduti dalla
potente famiglia, coalizzata contro le città guelfe, tra le quali Massa
Marittima.
In quell'epoca Gerfalco era un castello di alcune centinaia di abitanti, la cui importanza era dovuta tanto alla sua ottima posizione strategica, quanto alle numerose miniere d'argento. Il “300 vide Siena, Massa, Volterra e i suoi vescovi, continuare a contendersi i diritti su Gerfalco. Questa instabilità portò i Gerfalchini a ribellarsi a Volterra per sottrarsi al suo potere e sottomettersi a Massa, su istigazione di un altro ramo della famiglia Pannocchieschi e fu così che i Massetani occuparono il castello con le loro truppe. Per riavere i propri possedimenti Siena preparò un esercito e lo mosse verso Gerfalco, agli ordini di Paolo di Guido Baglioni, che non riuscendo ad espugnare il castello, decise di spostare l'esercito per dare assedio alla stessa Massa. La minaccia della guerra sotto le “mura di casa” fece desistere i Massetani che, il 30 giugno 1318, ordinarono lo sgombro di Gerfalco. I senesi, condotti da Gaddo di Guglielmo Pannocchieschi, con un colpo di mano presero Gerfalco ormai privo di difensori e vi s'insediarono per 5 anni. Sotto la protezione di Siena trascorsero anni di relativa calma grazie al rafforzamento delle difese del castello. Nel 1453, in piena guerra fra Firenze e Siena, a presidiare Gerfalco era Alessio Romano che cercò di consegnare il castello ai Fiorentini. Il commissario della Repubblica di Siena, Niccolò di Marino, si accorse del tradimento e riuscì a sventare la congiura facendo prigioniero il Romano e dieci soldati fiorentini che furono trucidati e tagliati a pezzi. La sconfitta di Siena da parte di Firenze portò Gerfalco sotto il dominio mediceo anche se il castello tentò una estrema resistenza cercando di rimanere fedele a Siena. Questo atto fece indignare Cosimo dei Medici a tal punto da spingerlo ad ordinare la distruzione del Castello e mandò il conte Gattaia ad occuparlo per demolirlo. I Gerfalchini vennero a patti con i potenti nemici e si arresero ma solo dopo aver ottenuto che il loro castello non soffrisse demolizioni. In quest’epoca vennero edificate la Porta Senese, affiancata alla torre circolare e la Porta Fiorentina. Alla fine del XVI secolo il comune di Gerfalco doveva essere in condizioni ancora abbastanza floride con una popolazione di circa 870 abitanti, ma intorno al 1700, con l’esaurirsi dei filoni argentiferi e la chiusura delle miniere, il paese si ridusse ad un povero borgo di poche case. Gerfalco, sotto il Granducato di Toscana, si autogovernò con propri statuti fino al 1778 quando la riforma del Granduca Pietro Leopoldo abolì tutti gli Statuti che vigevano nei songoli comuni e riunì Gerfalco al comune di Chiusdino. Successivamente, nel 1833, Gerfalco venne aggregato al comune di Montieri.
...e qualche curiosità su Gerfalco
Il nome Gerfalco deriva dal tedesco medioevale Ger - Falke, che letteralmente significa “portatore di falco”; gli studiosi ritengono che popolazioni germaniche, intorno all’ anno 1000, al seguito di imperatori ascesi in Italia, occuparono per lungo tempo il territorio gerfalchino con lo scopo di sfruttare le miniere e, al contempo, diedero il nome al villaggio.
Gerfalco oggi è un piccolo borgo nel territorio del comune di Montieri, situato ai piedi delle Cornate che con i loro 1060 m di altezza rappresentano il punto più elevato delle Colline Metallifere, si estendono da sud-est a nord-ovest per circa 5 km e si presentano con una particolare forma “a schiena d’asino”. Dal 1996, insieme a Poggio Mutti e al Castello di Fosini, le Cornate fanno parte della Risererva Naturale della regione Toscana. Le cave di Gerfalco, situate sulle Cornate, contengono il marmo “persichino” di colore rossastro, celebre per essere stato adoperato nelle decorazioni del duomo di Siena e di quello di Firenze.
Delle mura e delle fortificazioni di Gerfalco restano poche tracce: solo le due torri e alcuni fortilizi. Una delle tre porte che esistevano originariamente è scomparsa, si trovava ad occidente, vicino a dove un tempo era situato il palazzo di giustizia o del podestà, ormai diroccato e noto come “capannone del Vecchioni”. Rimangono la Porta Fiorentina, completamente rinnovata e la Porta Senese che si conserva nella sua originalità affiancata da un torrazzo di pietra concia. Alla sommità dell'abitato si trova la chiesa parrocchiale intitolata a S. Biagio fin da epoche remote ma consacrata solo nel 1599. Questa chiesa, di impianto romanico, è stata pesantemente rimaneggiata anche con l’aggiunta di un porticato nel XV secolo. Al corso delle vicende storiche di Gerfalco sono legate le sorti dei frati agostiniani che nel 1323 si stabilirono nel luogo conosciuto come Poggio ai Venti. Per mancanza di denaro non riuscirono a terminare la costruzione del loro convento così decisero di venderlo a Massa Marittima; con il ricavato della vendita costruirono un convento sul Poggio Santa Croce che successivamente furono costretti ad abbandonare a causa delle contese tra Massa e Siena. Riuscirono infine ad edificare un convento annesso alle mura gerfalchine tutt’ora esistente, situato vicino alla chiesa di Sant’ Agostino, che è adibito al ricovero dei campiscuola dell’azione cattolica della Diocesi di Volterra. Il paese nacque come centro abitato nel Medioevo per sfruttare i minerali, e in particolar modo l'argento che si trovava nei “filoni” delle Cornate e del poggio Mutti. Questo poggio è molto legato alle vicende storiche di Gerfalco per l’importanza delle sue miniere di Galena Argentifera la cui coltivazione, che risale a tempi antichissimi, si è protratta fino al tardo Medioevo. Percorrendo il poggio Mutti si possono ancora ritrovare testimonianze di questa importante attività, costituita da pozzi molto profondi, da gallerie e cunicoli sotterranei. E’ stata proprio l’esistenza di queste miniere d’argento a rendere importante il castello di Gerfalco che nelle varie epoche è stato oggetto di accanite contese ed occupazioni territoriali da parte di popolazioni barbariche, imperatori, conti, vescovi e delle repubbliche di Siena e Firenze. Nel 1872, l'Ingegnere Emilio Righetti iniziò dei lavori di esplorazione per tentare di rintracciare qualche filone argentifero. Dopo qualche anno le esplorazioni furono continuate dall'ingegnere Teodoro Haupte ma i sondaggi effettuati alle "Piagge" e al "Lanchio" non diedero esiti per cui i lavori furono abbandonati.